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Arte Marziale Filippina

Conoscere l’arte marziale filippina.

     L’arte marziale filippina prende il nome di kali, grazie alla forte diffusione operata dal leggendario guro Dan Inosanto. Oppure escrima, termine di origine spagnolo ancora impiegato in alcune scuole classiche, soprattutto del Centro delle Filippine. O ancora arnis, anch’esso di origine ispanica, il quale è il nome più diffuso nel Paese d’origine e in special modo nelle regioni settentrionali.

     Nonostante l’aumento di scuole che affermano d’insegnare questa disciplina, è necessario rimarcare alcune caratteristiche fondamentali al fine di guidare il grande pubblico nel riconoscere ciò che è autentico da ciò che non lo è.

     La premessa indispensabile è che nel kali o arnis esistono differenti stili e metodi proprio come in tutte le arti marziali del mondo. Però le differenze non si riscontrano solo nelle movenze o nella preferenza della lunga rispetto alla corta distanza, ma anche nell’uso o meno di un’arma, o addirittura nella presenza o meno di un sistema a mani nude. 

     Tutte le scuole di kali hanno in comune l’impiego di un sistema di numerazione delle traiettorie o angoli d’attacco, anche se ovviamente la successione dei colpi è ogni volta diversa. Inoltre, anche il numero delle traiettorie varia, così come le modalità con cui vengono insegnati (nell’inosanto-lacoste system si studiano prima 5 poi 12, poi 17 e infine 25 angoli d’attacco).

     Altro terreno comune dovrebbe essere l’uso di spostamenti secondo figure geometriche (tipico anche del pencak-silat): la più impiegata è il triangolo. Nel kali generalmente il bastone corto (da 55 fino a 80 cm, a seconda dello stile) è l’arma principale. Ma vi sono poi molte opinioni contrastanti. Vi sono scuole specializzate nelle armi in coppia al fine di favorire l’apprendimento con entrambe le mani e altre che lo considerano una perdita di tempo. L’uso del coltello non è sempre presente nel programma di studio. Così come a volte, invece di un vero sistema sofisticato di combattimento a mani nude si ritrovano solo alcune tecniche essenziali di difesa da arma da taglio o contundente.

     Probabilmente il più versatile e completo metodo disarmato studiato in una scuola di kali è il panantukan del maestro Dan Inosanto. Definito “boxe filippina” più che al pugilato inglese, al quale si avvicina solo nella guardia e per alcuni spostamenti, il panantukan sembra somigliare a una rissa da strada. Mi correggo, sembra essere un caso unico di organizzazione sistematica di tutti i colpi più cruenti, dall’uso della testa alle dita negli occhi, all’interno di una solida struttura di tecniche di combinazione di percussione, sbilanciamenti scientifici, leve, strangolamenti.

     Le tecniche di disarmo sono senz’altro un patrimonio unico e inconfondibile a tutte le forme dell’arte guerriera filippina. Data la varietà della tipologia di queste tecniche, e la diversa classificazione fatta dai vari esperti, ricordiamo solo i principi fondamentali per capire se ciò che viene mostrato è “buono o cattivo kali”. Il principio del prendere la base del pollice per indebolire e aprire la presa sull’arma è una firma inconfondibile del kali. L’impiego delle leve opposte dovrebbe essere il secondo concetto indivisibile da ogni agaw (disarmo) affinché possa aver buon fine.

Un comune denominatore nella qualità degli stili di Kali del movimento è la fluidità. Nel maneggio di un bastone corto così come di un kris (tipica spada a lama serpentina) non c'é soluzione di continuità. Anche nell'applicazione a mani nude l'escrimador farà fluire in un'unica azione la difesa e il contrattacco: una scarica di colpi fulminea e incessante si abbatterà sull'avversario, come se fossero due bastoni a raggiungerlo, finché lo scontro non si è concluso. In sintesi originariamente non appartiene al kali o arnis l'uso continuo della contrazione muscolare (kime per i giapponesi) perché in uno scontro armato potrebbe irrigidire il corpo e impedire una reazione spontanea alla risposta dell'avversario. E' comunque documentabile che anche nelle Filippine alcuni esperti di arnis sono anche maestri di karate, ma nei disarmi e nella difesa da arma da taglio, se la scuola è ortodossa, difficilmente troverete delle influenze diverse dalla scuola di sopravvivenza della strada. Infatti proprio nel passaggio dalle armi alle mani nude possiamo evidenziare un'altra caratteristica inconfondibile: nel kali si ritrovano famiglie di movimenti simili. Questo significa per esempio che appreso un movimento di difesa con il bastone corto si impiegherà lo stesso anche per una situazione a mani nude. Ecco perché possiamo avere la medesima risposta a problematiche diverse: una qualità indispensabile per una reale situazione di difesa personale. Questo vantaggio diventa ancora più importante quando è possibile intercambiare qualsiasi arma nelle mani del praticante di kali. Non solo lame e bastoni di tradizione filippina. Anche oggetti occasionali e armi di altra origine, cinese o giapponese che sia, che non saranno impiegate in modo non tradizionale ma senz'altro funzionale all'esigenza immediata di difesa. 

     "Rompere il dente al serpente" si sente dire durante le lezioni di kali. Ma perché mai colpire la mano armata quando posso raggiungere direttamente la testa? Tutto nasce dall'esperienza sui campi di battaglia di cento guerre che hanno attraversato la storia delle Filippine. In uno scontro con il bolo (nome generico per indicare vari tipi di machete locali) se colpisco il "bersaglio grosso", cioé il corpo, non è detto che fermerò istantaneamente l'azione del mio avversario. Questo significa che, nonostante lo abbia colpito per primo, la sua arma potrebbe proseguire la traiettoria, anche se deviata,  e comunque ferirmi a morte. Ecco perché per il praticante di kali è prioritario eliminare il braccio armato. Questo può essere trasferito al combattimento a mani nude, ma l'azione di "distruzione" delle estremità dell'aggressore diventa solo una necessità legata alla differenza d'altezza, quindi all'impossibilità di raggiungere il "computer", dato che tutti gli arti hanno eguale pericolosità. Nonostante questo principio, a seconda dello stile di kali, esistono anche tecniche sulla corta distanza dove la "mano viva" controlla il braccio armato e il bastone o bolo raggiunge direttamente il corpo.

     Tutti i sistemi che impiegano armi da fuoco o da taglio definiscono "mano debole" quella che non impugna l'arma. Per il kali è invece la "mano viva". Questo perché mentre il bastone para o deflette l'attacco avversario, la mano disarmata intrappola il braccio armato per disarmare o mettere in leva, controlla e ostruisce le traiettorie di un secondo attacco, funge da ultima difesa prima che venga raggiunto il corpo, e cerca anche di colpire di pugno o con la punta delle dita se la distanza lo permette.

     Proprio per il fatto che nelle arti marziali filippine vengono impiegate insieme mano armata e disarmata, se ne tiene conto anche nella strategia difensiva. Cioé se pariamo un attacco di bastone senza considerare altra minaccia potremmo ricevere un colpo con la sinistra che potrebbe rovesciare la situazione o, peggio ancora, potremmo avere la sorpresa che in questa mano celava un coltello.

    Ecco perché nel kali si parla di "posizionamento sicuro" cioé di spostare il corpo durante la difesa in una zona lontana dalla traiettoria d'azione di un secondo attacco, oppure ottenere una posizione dalla quale sia controllabile o facilmente neutralizzabile l'azione della mano sinistra.

Sicuramente  bizzarro vedere un "esperto" di kali o escrima eseguire complicatissimi intrappolamenti e poi non essere in grado di colpire con potenza, precisione e giusta scelta di tempo.   Ultimo, ma solo per ordine, il principio del colpire, colpire e colpire ancora. Con il bastone si possono effettuare leve articolari, strangolamenti, si può anche lottare a terra... ma la priorità di un arma è quella di colpire, tutto il resto è collaterale.

     Per un approfondimento rimandiamo alla lettura del libro "Kali, il combattimento con e senza armi" di Roberto Bonomelli, De Vecchi Editore (per ordinarlo scrivere a impactinfo@libero.it), oltre all’invito a visitare il sito www.akea.it , il punto di riferimento italiano, per i praticanti di Arti marziali filippine e non solo…

Mabuhay a tutti i nuovi praticanti di kali-escrima-arnis.

Roberto Bonomelli

Per informazioni:

338-9572382 – info@akea.it - WWW.AKEA.IT il punto d’incontro per la qualità delle arti marziali!

FOTO E DIDASCALIE.

C’è un modo inconfondibile di riconoscere le scuole legate al metodo Inosanto-Lacoste: guardate le loro tecniche a mani nude che vanno sotto il nome di panantukan… scoprirete un sistema di combattimento inconfondibile fatto di colpi, prese, leve, proiezioni e gunting, la nota tecnica di “distruzione delle estremità”. Nella foto guro Roberto Bonomelli dimostra inward gunting durante un corso istruttori alla Inosanto Academy di Los Angeles (Usa)

Roberto Bonomelli

Guro Dan Inosanto, colui che ha fatto conoscere le Arti marziali filippine al mondo intero, qui esegue una parata “a tetto”di bastone singolo, tipica di molti stili di Kali, sull’attacco di guro Attilio Acquistapace.

Dan Innosanto

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