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Storia del Kung Fu

SESTO PERIODO:
ETÁ MODERNA

Nel 1911 un'insurrezione provocò il crollo della dinastia Chíng e la nascita della Repubblica (1 gennaio 1912).

Fra il 1920 ed il 1930 vi fu una notevole promozione e diffusione delle arti marziali fra la popolazione. Il famoso maestro Yang Ch'eng Fu propagandò in quegli anni il T'ai Chi Chúan in tutta la Cina.

Nel 1928 fu fondato a Nanchino un Istituto per lo Studio delle Arti Marziali Tradizionali (denominate Kuo Shu, ossia Arte Nazionale) ed una commissione dei migliori maestri mise a punto delle forme semplificate di Kung-fu, denominate Lien Pu Chúan (Pugilato per l'esercizio delle posizioni), per facilitare l'insegnamento ai bambini nelle scuole.

Hanno inizio anche le prime competizioni sportive che mettono fine alle sfide fra le varie scuole che un tempo erano molto diffuse e che spesso terminavano in sanguinosi combattimenti.

Il fatto più significativo di questi ultimi anni è il crescente interesse del mondo occidentale per le Arti Marziali Tradizionali Cinesi la cui diffusione è però ancora piuttosto limitata per i seguenti motivi:

Gli autentici maestri in occidente sono ancora rarissimi, abbondano invece falsi maestri ed istruttori scarsamente qualificati.

Spesso vengono propagandate col nome di Kung-fu o di Shaolin altre arti marziali.

Le Arti Marziali Cinesi sono ancora per lo più organizzate su base familiare. Ne deriva una vera e propria polverizzazione di stili e di metodi nell'ambito di uno stesso stile. Ogni maestro ha il suo sistema di insegnamento, i suoi programmi, i suoi criteri di promozione e vi sono quindi notevoli differenze fra una scuola e l'altra anche se appartenenti allo stesso stile.

Molti maestri utilizzano ancora i vecchi metodi di insegnamento i quali, se potevano andar bene centinaia di anni fa quando gli allievi praticamente vivevano insieme ai maestri, sono superati e poco efficaci nel mondo moderno e soprattutto in quello occidentale dove si vogliono raggiungere risultati concreti in un tempo relativamente breve.

La vera e propria smania di segretezza, un tempo giustificata, che ha provocato la scomparsa di numerosi stili, è ancor oggi tipica di molti maestri (spesso purtroppo i migliori) che insegnano solo a pochissimi e fidati allievi.

A Formosa, sotto il controllo dei nazionalisti come abbiamo detto si trasferiscono molto vecchi maestri che, da quest’isola hanno facilmente la possibilità di trasferirsi negli Stati uniti. Essi, con un discreto successo, formarono una buona base di praticanti. Nel contempo però gli stili di Kung Fu si frazionarono ulteriormente.

Intorno al 1970 dall’America il Kung Fu comincia a propagarsi anche in Europa. Nel Vecchio Continente le arti marziali erano già presenti da tempo con il Karate. I numerosi films sulle arti marziali di questo periodo contribuiscono a diffondere l’arte marziale cinese, anche se hanno messo in luce solo gli aspetti violenti e deteriori delle arti marziali.


BIBLIOGRAFIA

  • [1] - Il Tao del Tai-Chi Chuan, Jou Tsung Hwa, Ubaldini Editore, Roma 1986

  • [2] - Taiji Quan - Arte marziale tecnica di lunga vita - Catherine Despeux, Edizioni Mediterranene, 1987.

  • [3] - Tai Ch'i Chuan e Meditazione - Da Liu, Ubaldini Editore, Roma 1988.

  • [4] - Il Kung fu - Cesare Bairoli, De Vecchi Editore, Milano 1976.

  • [5] - Scuola di Kung Fu - Shin Dae Wong, Edizioni Mediterraee, Roma 1989.

  • [6] - Dim Mak - Il tocco della morte, le tecniche segrete dei monaci di Shaolin - Vladimir Svatev e Antonio Kolle, Edizioni Mediterranee, Roma 1990.

  • [7] - Taiji Quan - T Horvitz, S. Kimmelman, H. H. Lui, Edizioni Red, Como 1987.

  • [8] - Tai Chi Chuan - Grant Muradoff, Edizioni Mediterranee, Roma 1987.

  • [9] - Encarta - Microsoft Corporation, 1999


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