logo ilguerriero.it

Black & White

[ Home ] Precedente ] [ Forum ] [ La bacheca ] [ Ricerca nel portale ] [ Ricerca nel web ] [ Video ] [ Prossimi eventi ] [ Contatti ]

Stampa questa pagina Stampa la pagina

ANCORA I NOSTRI DUE ENIGMATICI MA LAPALISSIANI BLACK & WHITE, CHE DISQUISISCONO SULLE BATTAGLIE DELLA VITA IN MANIERA APPARENTEMENTE ERMETICA PER GLI TUTTI ALTRI… MA SOLO I VERI GUERRIERI CREDERANNO INVECE DI AVER BEN COMPRESO IL SIGNIFICATO INTRINSECO DI OGNI LORO PAROLA.

Le battaglie passate

Di: Black & White

White: Ciao guerriero… Mettiti comodo come sai stare: la solita tazza di tè?

Black: Si, grazie, mettiamoci comodi… hai intenzione di parlare a lungo?

White: … solo il giusto per condividere con te qualche parola. E’ da tempo che in qualche modo ci frequentiamo e forse possiamo dire anche di conoscerci, per come ognuno conosce se stesso.

Black: Eppure c’è chi dice che non si impara mai a conoscersi…

White: non saprei, ma in ogni caso siamo qui anche per questo. In passato abbiamo combattuto insieme, come stiamo continuando a fare anche adesso e come forse continueremo a fare.

Black: Pare sia il destino e la missione del guerriero…

White: …che sia consapevole della propria spada. Le nostre battaglie sono state talvolta cruente, impegnando le nostre spade per mettere ordine nel conflitto, spendendo oltremodo, in certe circostanze, le nostre energie. Possiamo dire di rimpiangere qualcosa? Di rinnegare le nostre battaglie? Di aver… sbagliato qualcosa?

Black: Mai.. chi rimpiange qualcosa vive nel passato… Chi rinnega le sue gesta, forse vive nel futuro o non ha amor proprio… anche se più probabilmente… nessuno è perfetto…

White: …proprio perché lo vogliono divenire. Un guerriero sa che non potrebbe essere tale se non avesse vissuto come ha vissuto e proprio per aver vissuto egli adesso è. Se rinnegasse ciò che egli ha vissuto allora forse rinnegherebbe ciò che egli è adesso, cioè il presente.

Black: Già… effettivamente il presente non è altro che il frutto del passato… ed il seme del futuro…

White: ...e quindi è possibile rinnegare il presente?

Black: Credo di no… ma so per certo che esiste chi ci prova ugualmente…

White: non ne dubito, e forse proprio da questa osservazione ci stiamo gustando il piacere di questa tazza di tè. Per un guerriero sarebbe assurdo quanto impossibile disconoscere le battaglie sostenute… Proprio per averle fatte, quelle battaglie, egli adesso è… il guerriero.

Black: Il combattimento forgia il guerriero ed il guerriero combatte…

White: e quindi possiamo dire di aver fatto errori nel passato?

Black: Credo di aver capito dove intendi arrivare… e in quel senso allora… nessun errore è stato commesso se adesso siamo quello che siamo anche per mezzo di quelle azioni…

White: se quindi è così tali azioni risulterebbero errate solo ad un giudizio esprimibile a posteriori, non certo nel momento in cui queste sono state compiute, proprio perché in quel momento quelle battaglie erano ciò che desideravamo fare, altrimenti come avremmo potuto combattere?

Black: Difficilissimo combattere con chi non vuole infatti….

White: infatti come sarebbe possibile affrontare una battaglia sapendo di sbagliare?

Black: Credo sia contro lo spirito del guerriero…

White: sarebbe in effetti come combattere sapendo di perdere. Nel momento in cui abbiamo estratto le nostre spade non lo consideravamo certo un errore, ma più probabilmente la cosa giusta, o quantomeno più conveniente, da farsi in quel momento per come sentivamo di stare.

Black: Sarebbe oltremodo stupido dare battaglia sapendo di fare la cosa sbagliata…

White: anche se dal modo di combattere possiamo vedere come siamo; le battaglie che facciamo sono il risultato di come stiamo e quindi di come siamo. Se non siamo adeguatamente preparati le battaglie saranno l’espressione di questa inadeguatezza, così come, invece, se il nostro equipaggiamento è giusto, questo emergerà nelle nostre azioni in quella sfida.

Black: Già… l’equipaggiamento del guerriero ha buona parte di merito nella vittoria…

White: Le battaglie che ognuno ha sostenuto probabilmente sono avvenute dal momento che credevamo bastasse l’equipaggiamento che avevamo preparato e quindi affrontare quel confronto ci avrebbe fatto stare bene, non certo male, quantomeno come tu sei solito dire… meglio.

Black: L’uomo cerca sempre di stare meglio no? Basta che non diventi un’ossessione…

White: Esattamente, in tal caso infatti egli sarebbe sempre insoddisfatto. Quindi le battaglie che adesso facciamo seguono lo stesso processo: nel momento in cui combattiamo lo stiamo facendo ritenendo che sia la cosa migliore. Successivamente può subentrare l’eventuale giudizio verso quel combattimento. Ma è possibile giudicare le battaglie fatte, per cui talune di queste sarebbe stato meglio per noi non averle fatte, ritenendo quindi tali passati combattimenti un… errore?

Black: Forse solo quando si ritiene non abbia portato i frutti sperati… ma la battaglia non è certo un albero..

White: … per cui forse il motivo non è la battaglia in sè, ma… quello sperano possa portare… Perché taluni guerrieri sono soliti dire che la passata battaglia è stata un errore?

Black: Evidentemente non volevano combattere… ma allora l’errore non è stata la battaglia, ma il fatto di aver deciso di combatterla…

White: e quindi il motivo della battaglia… Potremmo quindi dire che mentre combattevano, stavano male, mentre adesso stanno così bene da poter vedere l’errore del passato? O forse il fatto di giudicare il passato è ancora un sintomo di quel malessere, del conflitto con ciò che si vorrebbe essere e quello che invece quel guerriero è adesso?

Black: Brutto segno… quando il guerriero ritiene di non essere quello che vorrebbe essere… direi che forse…

White: aspetta lasciami continuare… in qualche modo queste persone sembrano giustificare il presente, avvalorando ciò che adesso stanno facendo, le battaglie che adesso combattono, quello che sono, giudicando quindi sbagliato il proprio passato. Per dare valore e virtù al presente è necessario denigrare il passato ritenendolo un errore?

Black: Questa potrebbe essere una spiegazione ma non certo una giustificazione…

White: infatti.. allora domandiamoci perché quindi questi “guerrieri” hanno bisogno di dare valore al proprio presente?

Black: Evidentemente sanno che non ne ha molto… o lo ritengono inadeguatamente insufficiente…

White: e quindi probabilmente perché intimamente sanno di non stare bene come vorrebbero, ma al momento non vedono altro combattimento se non quello che stanno… vivendo. Però se stanno vivendo quel combattimento non è forse perché è quello che vogliono?

Black: Credo nessuno possa essere quello che non vuole essere… per cui in definitiva non possiamo altro che essere quello che siamo voluti diventare…

White: Infatti credo che nessuno li obblighi a condurre una vita che non piace. E quindi se lo vogliono, dal momento che lo hanno voluto, perchè se ne lamentano? Certo che si lamentano, in quanto devono trovare una motivazione per la battaglia che adesso stanno combattendo, in contrapposizione ad una passata ritenuta sbagliata.

Black: Evidentemente non si può mai smettere di combattere ehhh?

White: Certo non si smette mai di combattere, anche se ci sono diversi modi per farlo... Queste persone non riescono probabilmente a vedere che proprio questo modo di combattere, questo processo di contrapposizione, mostra il conflitto che stanno ancora vivendo nell’attuale battaglia. E se nel presente questi guerrieri stanno vivendo questa conflittualità come possono dire di stare bene adesso e quindi poter giudicare il passato, le passate battaglie?

Black: Evidentemente stanno combattendo contro se stessi… chissà chi vincerà?

White: non so chi vincerà, ma sai anche tu che, qualunque sia l’esito, si sarà già perso prima di cominciare la battaglia, nell’attimo in cui emergerà la decisione di combattere in quel modo. Se quindi quel guerriero non sta bene come potrà mai essere l’attuale combattimento? Forse esattamente come ha dato battaglia e combattuto nel passato, perpetuando il solito e medesimo modo di affrontare la vita, un altro combattimento sbagliato per coprirne uno che si crede altrettanto sbagliato.

Black: Un altro errore per controbilanciarne uno precedente?

White: Così sembrerebbe, per cui finisce per fare adesso un altro errore per correggere quello che ritiene essere stato uno sbaglio nel passato. Ma chi è che giudica? Non è forse ciò che quel guerriero crede di dover divenire? E se quel guerriero vuole divenire qualcosa o qualcuno probabilmente è perché quello che è adesso non gli piace, per cui per poterselo far piacere o accettare meglio il combattimento presente egli ha bisogno di screditare il passato giudicandolo un errore. Una mente così contorta può mai essere una mente sana ed equilibrata, libera di affrontare in modo adeguato le continue e sempre nuove sfide della vita?

Black: Credo dipenda dal tipo di contorsione. Ne conosco alcuni per esempio che, pur essendo definiti contorti, sono invece dritti come un fuso…

White: …nel perpetuare il loro modo di… combattere. Se in seguito a questo ragionamento a quel guerriero gli sovvenisse di chiedere cosa dovrebbe fare per stare bene, forse questa stessa richiesta mostrerebbe ancora una volta il desiderio di divenire… per cui ancora una volta egli non potrà essere libero di vedere, in quanto prigioniero del limite dei suoi stessi pensieri, continuamente protesi verso la misurazione, il paragone, di una vita vissuta in continuo conflitto.

Black: Non sempre quindi il conflitto è salutare per il guerriero…

White: Parrebbe di no… Inoltre tale continuo conflitto darebbe poi luogo alla sua frustrazione, dovuta al fatto di non essere capace di divenire quello che egli desidera essere.

Black: infatti a quanto pare non basta desiderarlo.. ma bisogna divenirlo…

White: così l’esaudimento di quel desiderio farà forse stare bene quella persona. Ma in caso contrario sarà ancora una ulteriore delusione. La frustrazione così accumulata nel tempo, se non adeguatamente incanalata e compresa, non può che emergere in ogni sorta di scontro, non solo fisico, ma anche e prima di tutto psicologico, proiettando le proprie responsabilità verso quello che egli ritiene essere il suo avversario, l’ostacolo ritenuto la causa della propria… infelicità.

Black: Non è detto si debba per forza abbattere gli ostacoli… se ci sono ci sarà una ragione… e le ragioni si possono comprendere… così come gli ostacoli si possono anche aggirare…

White: questo se attuato sarebbe sensato, anche se pare la frustrazione non porti a ragionamenti e comportamenti saggi. Quindi scontrandosi, eliminando con la spada tale ostacolo, egli crede di poter combattere senza conflitti interiori. Ma l’eliminazione, così come lo scontro, l’uso della spada in questo modo può portare all’armonia, oppure ancora una volta produce ulteriore disarmonia? Disarmonia che è sinonimo di spreco di energia che altrimenti convogliata nel giusto modo può creare il movimento dell’equilibrio in cui il guerriero può muoversi liberamente, mostrando come egli è senza alcun divenire in quanto probabilmente egli è già tutto ciò che deve essere.

Black: Già.. se avesse dovuto essere qualcos’altro non sarebbe quello che ritiene di essere infatti…

White: semplicemente ovvio per una mente libera, ma forse non per chi è incline a contorsionismi neuronali, per cui scontrandosi con un avversario ancora una volta egli concede all’altro il potere di farlo stare bene o male, altrimenti perché scontrarsi? Più precisamente, solo apparentemente egli permette di dare tale potere, perché in realtà vede l’agire dell’altro in relazione a quello che egli vorrebbe divenire. Quindi non è l’altro a far stare male quel guerriero, quanto ciò che egli desidera divenire, quello che desidera avere per poter credere di stare finalmente in pace. Perpetuando ogni volta questo processo e rinnovando ogni volta questo suo desiderio, egli non potrà arrivare a niente se non a desiderare continuamente di divenire, sentendosi ogni volta frustrato quando tale aspettativa non si realizza, per non essere stato capace di combattere adeguatamente al fine di arrivare ad avere ciò che egli crede di dover meritare.

Black: Il conflitto maggiore e quello che li fa cadere in errore quindi… è la relazione tra ciò che pensiamo di essere e quello che pensiamo dovremmo essere…

White: esattamente. Quindi forse la responsabilità delle passate battaglie che quel guerriero ha fatto, così come la responsabilità di quelle attuali, è solo e soltanto sua, per cui la conseguente frustrazione è la manifestazione di quello che egli è: incapace di… combattere.

Black: Quantomeno ha scelto la maniera peggiore…

White: … pur pensando sia invece la migliore. Un guerriero che non è capace di combattere può definirsi tale? Se si definisse tale allora lo farebbe solo per poter continuare a credere di esserlo; e crederlo significa dubitare di esserlo: altrimenti non lo crederebbe ma… sarebbe un guerriero!

Black: Già… se non credi sei sicuro.. ma se non sei sicuro.. al massimo lo credi.

White: semplice, vero?... Ecco quindi che la via del guerriero è piena di continue sfide a cui poi ognuno risponde per come sente di stare. La risposta adeguata non potrà certo giungere da chi crede di essere o vorrebbe divenire: in tali situazioni infatti i responsi emergerebbero da una conflittualità interiore che produrrebbe unicamente risposte inadeguate alla situazione. Così stare bene non è certo scontrarsi con un avversario, quanto forse incontrarsi con esso: lo scontro è il prodotto della propria violenza, mentre l’incontro è l’accettazione di ciò che si è.

Black: È pur sempre anche questo l’esito positivo di una battaglia…

White: forse per questo ognuno combatte per come sa e come può… Ad ogni modo possiamo dire che la violenza attiene al rifiuto di sé; rifiuto che è colpa, proiettata verso l’altro, mentre l’incontro è la libertà di essere quello che un guerriero sente di volere…
La violenza manifestata da quella persona mostra quello che non gli piace vedere di sé stesso, la non accettazione di quello egli è.

Black: Se un guerriero non accetta il fatto di essere un guerriero… non credo possa combattere buone battaglie…

White: e forse neanche definirsi tale… Infatti l’accettazione di se stessi non ha bisogno di essere mostrata attraverso l’errore passato, in quanto il guerriero non si sente in colpa per aver combattuto quelle battaglie così come quelle che attualmente sta vivendo.

Black: Il guerriero combatte per vivere… ma non vive per combattere…

White: per cui saremmo d’accordo nel dire che egli combatte perché... vive!

Black: Ma perchè… forse qualcuno pensava che il guerriero vivesse per combattere?

  Condividi


www.ilguerriero.it
Le riviste elettroniche


mailContatti

note

note

Inizio pagina

stella www.ilguerriero.it